Siviglia o dell’essenza dell’Andalusia

Plaza de Espana Siviglia

Il primo impatto con Siviglia

A Siviglia l’appartamento che abbiamo scelto è proprio in centro, e quello che scopriamo subito del centro è che è un intrico di piccole e strettissime strade dove le auto passano a malapena, strisciando le gomme sui marciapiedi. Ci deve essere un complicato sistema di sensi unici a regolare la viabilità, che comunque sembra un macello. Non invidio chi deve passare in auto per quelle strade, e soprattutto gli onnipresenti furgoncini delle consegne ai negozi.

Quello che notiamo infatti appena arriviamo in città è la quantità indescrivibile di supermercati, negozi, negozietti, souvenir shop, ristoranti, bar, pub e quant’altro che affollano Siviglia. Apprezzeremo ogni cosa di questa città, ma l’andamento è quello di ogni piccolo e grande insediamento turistico in Europa e nel mondo: commercio di chincaglierie ovunque, cibo, artisti di strada, altre chincaglierie, turisti, attrazioni per turisti, altri turisti.

Io, per quanto blateri contro il consumismo a ogni piè sospinto, a fine vacanza mi porterò a casa qualcosa come cinque braccialetti in pelle e avrò probabilmente distribuito centinaia di euro a tutti gli spacciatori di cibo locale che avrò incontrato.

In ogni caso, l’appartamento che abbiamo preso qui è abbastanza carino, immerso nel centro città.  Scopriamo che abbiamo un supermercato esattamente a dieci metri dalla porta di casa e un bar panificio a trenta metri e questo ci rallegra subito la giornata.

I giorni successivi sono un tripudio di visite, buon cibo tipico, e tanti, tanti chilometri.

Qui i bus non sono contemplati, almeno per quanto riguarda la zona centrale, quella da dove partiamo e quelle dove dovremmo arrivare. Il frutto di tutto ciò sono due belle vesciche al piede destro, di quelle che ti fanno imprecare come uno scaricatore di porto.

Che poi, a dire la verità mi sa che gli scaricatori di porto imprecano meno di me comunque.

Tra tapas e giardini lussureggianti

In ogni caso durante il viaggio ci siamo organizzati mettendo in ordine un po’ di cose obbligatorie da vedere, ma lasciando spazio all’improvvisazione.

Uno dei punti fissi è ovviamente quello di assaggiare i churros di Siviglia per capire se sono migliori o peggiori di quelli di Malaga, ricerca puramente scientifica che naturalmente richiederà diversi test.

In ordine di importanza arriva poi l’Alcázar e i suoi giardini, la Cattedrale e la Giralda, Plaza de España, il flamenco e magari la Plaza de Toros.

Il primo pomeriggio che siamo lì ci siamo prenotati subito il biglietto online per l’Alcázar, in modo da evitare la coda sotto il sole che altrimenti dovresti farti. In quei giorni il caldo spacca ancora, ma notiamo che non c’è la ressa che era descritta nelle recensioni sul Web. Forse abbiamo beccato dei giorni più tranquilli. In ogni caso, la prenotazione è gratis, e risparmiarsi mezz’ora di sole a picco sulla testa vale la pena lo stesso.

L’Alcázar e i suoi giardini si rivelano alla fine un vero spettacolo. Il palazzo è ricco di storia e arte, e mentre passi da una stanza all’altra, da un angolo nascosto all’altro, ti pare quasi di tornare indietro nel tempo. Gli influssi della cultura araba sono evidenti, come anche nei giardini che lo circondano, dove puoi camminare tra pavoni e siepi e fiori e sentirti un principe o una principessa. Un ottimo inizio della nostra visita a Siviglia.

Alcazar Siviglia

Non è pesante, ma quando usciamo dall’Alcázar sono ormai passate ore ed è il momento di iniziare a pensare a cosa fare per la serata. Qui, come a Malaga e nel resto della Spagna, la cena di solito si fa tardi, per cui se riusciamo e muoverci, magari riusciamo ad arrivare prima del resto dei turisti ed essere più tranquilli.

Torniamo quindi verso casa, facciamo un po’ di spesa per i generi di prima necessità come acqua e biscotti per la colazione, ci laviamo e ripartiamo.

Troviamo presto la serie di ristoranti e ristorantini che si trovano nelle zone più vicine al centro vero e proprio e alla Cattedrale. Lì davvero c’è l’imbarazzo della scelta, ma nelle nostre peregrinazioni della giornata abbiamo già visto quali potrebbero essere i più papabili per i nostri gusti.

Qui le tapas sembrano essere il piatto ufficiale e ce ne sono decine e decine di tipi diversi, dalle più classiche come le patatas bravas alle più particolari, con coda di toro oppure pesce. Saranno loro le protagoniste di tutti i nostri prossimi pasti in questa città, lasciandoci sempre sazi e felici. Le dimensioni ridotte e quindi i prezzi bassi ce ne fanno ordinare a carretti, e questo spiega forse la sazietà.

La maestosità di Plaza de España e la Cattedrale

Dopo cena facciamo la nostra prima capatina a Plaza de España, per vederla di sera ancora prima che apprezzarla di giorno. Non ne siamo per niente delusi: la maestosità del palazzo e della piazza  sono da togliere il fiato, soprattutto di sera con tutte le luci. Ci sediamo anche su una delle panchine lì dentro, ma a una certa ora arrivano quelli della vigilanza in auto, suonando il clacson per fare sloggiare i turisti e i passanti come noi, per poi chiudere gli enormi cancelli che tengono al sicuro tutta quella zona. Un po’ sconcertati dall’essere scacciati così, andiamo a letto doloranti, ma soddisfatti della giornata.

La mattina dopo il (quasi) programma che ci siamo fatti ci porta a vedere la Cattedrale di Siviglia e la torre che si erge al suo fianco, chiamata la Giralda. Non ho ancora visto Notre-Dame (e per un po’ temo la situazione rimarrà così), mi manca anche la Sagrada Familia, ma questo edificio mi sembra davvero immenso, più di quanto abbia mai visto.

Gli interni sfarzosi, il soffitto e le cupole che si estendono senza fine sopra di noi: tutto contribuisce a creare quella sensazione di piacevole sgomento al vedere una tale opera. Scopriamo quando siamo lì che è questo il posto dove è situata la tomba di Cristoforo Colombo, che si rivela imponente ed impressionante.

Quando poi saliamo la Giralda, rigorosamente a piedi, e arriviamo in cima, possiamo apprezzare in pieno la vista di Siviglia dall’alto, uno spettacolo che vale ogni euro del biglietto.

Vista di Siviglia dalla Giralda

Da qui possiamo anche vedere la gente sotto di noi che esce da un posto in particolare con in mano churros che sembrano muy interessanti.

Scesi dalla torre, usciti dalla zona della Cattedrale, e prima di tornare a vedere Plaza de España di giorno, è proprio lì che ci fermiamo per fare un aperitivo alternativo a base di churros intinti nella cioccolata. Mai aperitivo fu più gustoso.

Camminiamo poi ancora una volta verso Plaza de España, per vederla stavolta di giorno e capire se la sua maestosità è altrettanto affascinante anche di giorno.

Lo è.

Plaza de Espana Siviglia

Nonostante ci siano abbastanza turisti, il loro numero si perde nella vastità della piazza. Alcuni conducono anche una barchetta lungo il canale che circonda il luogo, dando alla vista un tocco  d’altri tempi. Quando visitiamo il palazzo scopriamo poi che è composto da un unico grandissimo portico disposto a mezzaluna a delimitare la fine della piazza. Da questo portico si può poi salire al livello superiore e vedere alcune parti interne, mentre altre sono chiuse al pubblico perché sedi di uffici governativi. Sulla scalinata esterna che porta al blocco centrale e su quella interna si sistemano poi diversi artisti, per esibirsi e poi vendere i loro CD, i loro quadri, oppure ventagli e nacchere nel caso di quelli che vediamo noi appena arrivati.

Siamo infatti così fortunati, e con noi decine di altri visitatori, da beccare una piccola compagnia di musicisti e una ballerina che balla il flamenco proprio su quella scalinata. Nonostante il caldo, il sole, e l’atmosfera che non è proprio quella che dovrebbe essere per accompagnare un simile spettacolo, rimane comunque una delle cose più belle che vedremo nel corso del viaggio. L’abilità dei suonatori e della ballerina sono innegabili e la nostra attenzione ne viene rapita ed emozionata, nonostante i venditori di paccottiglia (di cui uno palesemente ubriaco) continuino a girare e a disturbare chiedendo di acquistare la loro roba.

Alla fine, dopo una decina di minuti, decidiamo di continuare la visita, infastiditi dagli ambulanti e comunque sicuri che quella sera saremmo andati a vedere un vero spettacolo di flamenco a teatro, come da programma.

Visto che questo non accadrà mai a causa di un imprevisto con gli orari, questo spettacolo, fuori da Plaza de España, rimarrà per ora l’unico flamenco mai visto della nostra vita. Per fortuna, anche se solo per dieci minuti, quel flamenco è stato davvero bellissimo e potrò toglierlo dalla lista delle cose da fare senza sensi di colpa.

Siviglia in bicicletta

Nel mentre di tutto ciò, stiamo continuando a camminare, e di mezzi pubblici non ne prendiamo nemmeno uno. Le vesciche e il dolore quindi sono ormai diventati parte integrante della giornata, per cui, dopo un pranzetto leggero in un ristorantino in centro, decidiamo di passare alla fase “bici” del nostro (quasi) piano.

Girare per Siviglia in bicicletta era una possibilità di cui avevamo parlato in treno, e vista la situazione è ormai diventata una necessità. La libertà di poter girare dove vogliamo, senza dover pensare ai mezzi pubblici e a fino a dove possono o non possono arrivare, ci convince definitivamente. Passeremo il resto della giornata in sella ad una city bike, facendo finalmente quello che più adoro in un posto che non conosco: improvvisare e perdersi nella città.

Appena saliamo in sella, la sensazione di libertà si presenta prepotente in noi, e iniziamo subito a pedalare con energia per i vicoli, le strade, le piazze e le piazzette di Siviglia. Ci facciamo avvolgere dalla vita che vediamo e sperimentiamo, tentando di uscire (e fingendo di farcela) dallo stereotipo del classico turista.

Andiamo a vedere i posti classici che ci mancano da vedere come la Plaza de Toros dove fanno la corrida (e dove però non entriamo) il quartiere di Triana, con le sue architetture elaborate e i suoi colori, e poi alcuni mercati rionali come il Mercado Lonja del Barranco, una basilica e così via.

Poi finalmente siamo liberi di andare totalmente a caso.

Vediamo una torre nera di forma cilindrica al di là del fiume, e partiamo per andare a scoprire cos’è, attraversando quartieri, luoghi sconosciuti e vite di persone. Ci guardiamo attorno, mentre pedaliamo e gustiamo quella che è la vera Siviglia fuori dal centro storico.

Poi arriviamo alla torre e scopriamo che altro non è che un palazzo di uffici, vicino ad un centro commerciale che a quanto pare è uno dei più importanti della città. Da lì ci spostiamo a scoprire quello che alla fine si rivela essere un quartiere industriale, sede di importanti aziende, di cui la maggior parte è a indirizzo tecnologico. Qui tutte le vie sono nominate secondo famosi scienziati del ‘900, e si intersecano l’una con l’altra a formare una sorta di quadrilatero romano della scienza. Il fatto che continuiamo a pedalare ci salva un po’ dal caldo potente che sta facendo, ma apprezziamo comunque molto che alcune di quelle strade (tutte deserte, in questo pomeriggio di un giorno lavorativo) siano alberate e un pochino più fresche.

Giriamo ancora e scopriamo di essere sul retro di un parco dei divertimenti acquatico: la curiosità ci spinge ad andarlo a vedere anche dall’entrata ufficiale ed è così che scopriamo l’Isla Magica. Ci pare sia quasi un segno del destino, ma ormai inizia a farsi tardi e decidiamo di soprassedere. Ci sono altri posti da raggiungere in bici e altre zone da scoprire.

Riattraversiamo il fiume e torniamo nel centro vero e proprio: qui andiamo ad esplorare i quartieri meno pubblicizzati dalle cartine dei turisti e ci mangiamo il miglior gelato della settimana, vicino  ad un edificio dalla forma stranissima che scopriamo chiamarsi Metropol Parasol. Finalmente felice di aver trovato i gusti più buoni della mia vacanza spagnola, approfondisco un poco la conoscenza con il gelataio, così, giusto per fare due chiacchiere, e lui si rivela essere un italiano.

Metropol parasol

La giornata finisce quando riportiamo le bici al negozio di noleggio, e io riappoggio piacevolmente i piedi a terra, con le vesciche che mi salutano una ad una (Ciao caro! Ti eri dimenticato di noi?).

Ce ne torniamo in appartamento per lavarci di dosso le ore di caldo e fatica, poi usciamo a cena per provare nuove tapas. Ci rendiamo conto già mentre siamo in fase doccia che non ce la faremo mai a beccare nessuno degli spettacoli di flamenco di cui abbiamo raccolto in giro volantini e brochure. Malvolentieri ma forzatamente, ce la mettiamo via che non sarà questo il viaggio in cui vedremo una ballerina tacchettare su di un palco. Affoghiamo questa delusione in una serie di tapas mai provate, con a seguire un dessert a base di cioccolato che non delude per niente.

La serata prosegue in giro per la città. Ci gustiamo Siviglia di sera, passeggiamo nel vialone centrale che costeggia la cattedrale e ci godiamo il fatto che qui i monopattini elettrici che sfrecciano in mezzo alla gente non sono così popolari. Scopriamo anche l’Alameda de Hercules, una delle piazze migliori per sperimentare la vita notturna della città, ed è qui che concludiamo la nostra gita serale.

Ultimo giorno di esplorazione

Il giorno dopo è il nostro ultimo qui: abbiamo solo la mattina prima di dover andare in aeroporto e partire verso casa, ma vediamo di approfittarne al meglio, girando, improvvisando e scoprendo il più possibile della città che finora non abbiamo visto. Tutto questo partendo naturalmente dal bar panificio che avevamo visto già il primo giorno che siamo arrivati: ci concediamo una colazione dei campioni in grado di sostenerci senza problemi fino a pranzo.

Esploriamo un po’ di vie e di quartieri più nascosti, scopriamo che a quanto pare c’è anche la casa di Ponzio Pilato qui (anche se non è proprio così, in verità), ma non capiamo bene dove sia e quindi alla fine non riusciamo a visitarla. La mattinata passa quindi in queste esplorazioni, mentre sentiamo il tempo scorrere prima del ritorno a casa. È oggi che finisco di comprarmi i miei cinque nuovi bracciali in cuoio e le due calamite souvenir che porterò a casa per i pochi a cui potrebbe interessare riceverle.

Pranziamo infine in una catena che ci sembra quasi decente per la presenza di insalatone nel menu. Volendo iniziare in anticipo il periodo di disintossicazione decidiamo per questa opzione, salvo poi scoprire che in verità quelle insalatone sono sommerse di salsa, vittime anche loro della mania di soffocare la verdura sotto altri sapori.

Mai mangiata un’insalatona più pesante nella mia vita. Altro che pranzo leggero pre-viaggio.

In ogni caso sopravviviamo anche a questo e siamo quindi pronti a ripartire ben sazi per riportarci a casa un po’ di peso aggiuntivo sparso tra cosce e maniglie dell’amore.

In definitiva il viaggio è stato davvero molto bello e bene organizzato (non si vede, ma mi sto dando delle pacche sulla spalla da solo, in questo momento). Tre giorni per visitare Malaga e tre giorni per visitare Siviglia sono sufficienti per vedere le cose principali e godersi un po’ la città, se non si ha più tempo. Se dovessi rifarlo scambierei però l’ordine delle due destinazioni, per concludere il viaggio con il mare di Malaga. Abbiamo scelto di fare l’opposto per motivi di disponibilità ferie ed economici, ma con un po’ più di libertà, finire le vacanze con due giorni di spiaggia e tintarella sarebbe davvero la scelta migliore.

In ogni caso, unica cosa positiva del ritornare a casa? Nessuno applaude quando l’aereo atterra.

 

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Scritto da Angelo Callegarin

Appassionato di viaggi e di ambiente, di libri e di film. Da piccolo sognavo di diventare come Batman o James Bond, poi ho scoperto di essere più simile a Peter Quill. Adesso provo solo a essere la versione migliore di me stesso…e non sempre ci riesco.

Angelo Callegarin

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