12 nomi insoliti di uva e di vini che non immagini

Se li sentite nominare non lo direste mai, ma alcune parole o modi di dire di uso comune potrebbero indicare proprio delle varietà di uva o di vino. Mi sono divertito a raccoglierne alcuni e raccontarvi qualche curiosità in più 🙂

 12 nomi insoliti per uva e vino

Dolcetto

Se lo sentite nominare, non aspettatevi un vino dolce. Si tratta infatti di un vino rosso secco ottenuto dall’omonimo vitigno diffuso principalmente in Piemonte e in parte in Liguria (dove è conosciuto come ormeasco).

Si pensa che il nome dolcetto derivi dal fatto che i suoi acini presentino poca acidità, e che nel complesso si tratti di un vino più “morbido” rispetto ad altri piemontesi.

Il Dolcetto è un vino asciutto, tannico, ricco di profumi di frutti rossi, piacevole da bere anche nella quotidianità in quanto anche meno impegnativo dei cugini Barolo, Barbaresco ecc.. È molto apprezzato dai piemontesi!

È anche la base di due DOCG, il Dolcetto di Diano d’Alba e il Dolcetto di Dogliani, nonché delle DOC Dolcetto di Ovada, Dolcetto d’Asti, Dolcetto d’Acqui, Dolcetto Pinerolese.

Grillo

È una importante varietà di uva bianca diffusa nella Sicilia occidentale, in particolare nel Trapanese, dove l’area dedicata a questo vitigno tuttavia non supera il 5%.

Rientra nella composizione della DOC Marsala (insieme ad inzolia e cattaratto nelle tipologie oro e ambra) grazie alla sua naturale predisposizione all’ossidazione.

Se vinificato in purezza dà un vino di colore intenso, profumi vegetali di erba e fieno, sapore caldo, asciutto e di buona acidità, qualità che lo rende anche longevo.

Curiosità: il vino liquoroso Marsala è stato il primo siciliano ad ottenere il riconoscimento DOC, nel 1969!

Ancellotta

Questo nome ha sempre un che di…medievale 🙂 Nessuna eroica impresa o cavalieri, bensì il nome di una varietà di uva diffusa in Emilia Romagna. Il vitigno appartiene alla famiglia dei lambruschi, anche se la sua qualità è superiore.

Viene solitamente impiegato per conferire colore grazie alla sua ricchezza di sostanze coloranti, o tenore zuccherino. Vinificato in purezza invece, oltre alla ricca carica cromatica, dà un vino abbastanza neutro nei profumi e poco acido.

Asprinio

Il suo nome non sembra promettere niente di buono: a chi verrebbe voglia infatti di bere un vino aspro? Cambiereste idea, tuttavia, se vi servissi un buon calice di Asprinio di Aversa con una bella pizza di bufala fumante!

Diffuso principalmente nella provincia di Caserta, la sua pianta viene spesso maritata a sostegni vivi come gli alberi di pioppo, che fungono da sostegno. Questo tipo di allevamento viene anche chiamato alberata aversana, ed è una vera e propria architettura!

Le piante possono infatti raggiungere anche i 15 metri di altezza e l’impianto consiste di numerosi intrecci e “ricami” abilmente intessuti dai coltivatori e scalati poi dai cosiddetti uomini ragno.

Il vino che si ottiene è in genere leggero, poco alcolico e da consumare giovane, naturalmente ricco di acidità, che lo rende predisposto anche come base spumante.

Monica

A me viene subito da pensare a una delle simpatiche protagoniste del telefilm Friends, ma invece stiamo parlando di un vitigno e di un vino di origine sarda.

Diffuso in tutta l’isola e soprattutto a sud, il monica dà un vino dal colore abbastanza cupo, con profumi vinosi e sapore caldo e abbastanza morbido, generalmente consumato giovane.

Lacrima

Questo è uno dei miei preferiti: deve il suo nome al fatto che la sua buccia spessa è tuttavia fragile e tende a creare dei taglietti da cui fuoriescono, per l’appunto, delle piccole lacrime di succo. E’ coltivato esclusivamente nelle Marche, nella zona di Morro d’Alba, da cui trae il nome la DOC omonima.

Dà un vino molto piacevole e di facile beva, contenuto nei tannini, abbastanza morbido e fruttato, ricco di intensi aromi floreali. Si trova anche nella versione passita, una piccola chicca molto golosa che vi consiglio di provare!

Pagadebit

Questo nome attribuito dalla cultura popolare viene associato al vitigno bombino bianco, diffuso soprattutto in Romagna e in parte delle Marche dove è più riconosciuto come passerina.

Deve il suo nome alla sua straordinaria vigoria e resistenza alle avversità climatiche, qualità che soprattutto in passato permetteva ai coltivatori di garantire ogni anno la produzione di vino, nonché di pagare i debiti dell’anno precedente.

In purezza dà vini abbastanza fresco dai sentori floreali, asciutto e delicato.

Pecorino

Se vi è venuto in mente il formaggio, anche stavolta dovrete ricredervi!

Ancora una volta parliamo di vino, e sull’origine del nome diverse sono le teorie. Si pensa infatti che derivi dalla stessa zona di origine, Pecorina Arquatanella, e dal fatto che lo stesso allevamento di pecore sia una delle attività principali del posto.

Un’altra originale credenza ritiene invece che le pecore siano ghiotte di questa uva che viene pertanto ricordata come “uva delle pecore”!

Diffuso soprattutto in provincia di Ascoli Piceno, dà un vino ricco di profumi fruttati e freschi, strutturato, caldo e di buona acidità, nonché piacevolmente persistente in bocca.

Pignolo

Questa è un’altra varietà dall’appellativo un po’ buffo: in realtà sembra derivare dal fatto che gli acini del grappolo siano abbastanza serrati e facciano assumere una forma simile a una pigna.

E’ diffuso soprattutto nei Colli Orientali del Friuli e se vinificato permette di ottenere vini dai profumi vinosi e fruttati e un sapore deciso e caldo, con buona acidità e tannini abbastanza morbidi.

Rondinella

Anche questo nome mi fa abbastanza sorridere! Ma si tratta di un vitigno molto diffuso in una delle zone più vocate per la viticoltura veneta, ovvero la Valpolicella.

Rientra tra i vitigni più vigorosi e resistenti alle malattie e parassiti, ed è predisposto per l’appassimento, tanto che viene impiegato soprattutto nella produzione di Recioto.

Tuttavia può far parte solo per max il 30% della composizione del Valpolicella, ed è in genere assemblato a corvina, corvinone e molinara. In purezza dà un vino di colore intenso, profumi fruttati e struttura.

Schiava

Questo invece sembra tutt’altro che un bel nome! In realtà sembra derivare da una serie di declinazioni linguistiche evolute nel corso del tempo e che oggi ci è giunto come schiava.

Viene vinificata soprattutto in Alto Adige per dare vini abbastanza scuri e saporiti, e in Trentino per dare vini più tendenti al rosato, aciduli e di pronta beva.

In generale permette di ottenere vini fragranti e fruttati, che si gustano al meglio da giovani, non troppo impegnativi grazie alla bassa trama tannica e al corpo non troppo robusto.

Vespaiola

Diffusa nel vicentino e in particolare nella zona di Breganze, questa uva dalla buccia spessa e consistente dà origine a un fantastico vino passito tipico, il Torcolato, ottenuto dall’appassimento delle uve appese e “intorcolate” come delle sorti di trecce.

Si pensa che l’alta percentuale di zuccheri presenti nell’uva attiri le vespe, da cui il suo nome!

Si produce anche un vino secco, più beverino e fresco, ma comunque delicato, tradizionalmente abbinato a un  piatto di uova e asparagi:  il Vespaiolo.

 

Questi sono solo alcuni dei vitigni e vini dal nome insolito e talvolta buffo, ma ne esistono numerose altre specie! Se anche voi avete da segnalarcene qualcuna, scriveteci nei commenti 😉

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Comments (17)

  • Giovy Malfiori 5 mesi ago Reply

    La Schiava sta entrando nelle mie preferenze, in fatto di vino. Ho potuto apprezzare quella della zona del Lago di Caldaro così come quella della Val di Cembra.

    Alessandro 5 mesi ago Reply

    Cara Giovy, in effetti in passato la schiava era coltivatissima nella Val di Cembra. Qualcuno di recente sta sperimentando nuovi vitigni, sempre della zona, e devo dire con ottimi risultati; prova senza dubbio un Muller o un Traminer di quelle parti e resterai stupita! 😉

  • Raffaella 5 mesi ago Reply

    Ne ho provati solo 3: il Dolcetto, il Pagadebit e il Pecorino. Quest’ultimo è in cima alle mie preferenze. Da brava friulana, ora devo darmi da fare con gli altri 😉

    Alessandro 5 mesi ago Reply

    Cara Raffaella, dalle tue parti dovreste avere un altro ottimo vino dal nome buffo e insolito, e cioè lo Schioppettino 🙂 Sono sempre un po’ combattuto quando si tratta di vini della tua terra: bianchi di grande spessore ma anche i rossi…non scherzano! Un abbraccio

  • maria millarte 5 mesi ago Reply

    Io conosco il Lacrima Christi ma non so se è lo stesso che indichi nel post. La fantasia dei nomi è davvero enorme. Pensa che alla Bit nella regione della Moldava pubblicizzavano il vino Purcari. Mi è venuto da ridere perché da no la parola purcarì (con l’accento sulla i) significa porcheria

    Alessandro 5 mesi ago Reply

    Cara Maria, a dire il vero quello vino che hai nominato non c’entra col vitigno di cui ti parlo ma è più legato alle “lacrime di Cristo” versate: diverse sono le credenze e storie a riguardo, mi hai dato l’idea per un prossimo articolo dove magari potremmo raccontarne qualcuna 🙂 per il resto, il Lacryma Christi è un vino ottenuto da tutt’altre uve e originario della Campania!

  • Federica 5 mesi ago Reply

    Ma che post stupendo!
    Da un paio d’anni mi sono appassionata a questo mondo ed è davvero curioso leggere questi nomi buffi 🙂

    Alessandro 5 mesi ago Reply

    E pensa che ce ne sarebbero ancora tanti! Un altro nome curioso che ho trovato è quel del vitigno “ruggine” 😉

  • Roberta Isceri 5 mesi ago Reply

    Siete un pozzo di conoscenza! Io adoro la Lacrima e il Pecorino. In generale, sono un’amante dei vini, soprattutto rossi, mentre reggo poco i bianchi. Grazie per tutte queste pillole 🙂

    Alessandro 5 mesi ago Reply

    Grazie per i complimenti Roberta 🙂 io vado matto per i rossi e pure io ho qualche problema con i bianchi! Quindi sono molto selettivo, ma per lavoro devo conoscerne comunque di diversi. Un consiglio che posso darti è di dare un’opportunità ai vini bianchi provenienti dal Trentino Alto Adige: sono profumatissimi, fruttati, e non danno così facilmente alla testa 😉

  • Giulia 5 mesi ago Reply

    Ahah simpaticissimo questo articolo! Il Pecorino è tipico delle mie zone (anche se non proprio originario di lì), un altro vino dal nome simpatico e a doppio senso è la “Passerina” 😀 in Emilia Romagna se non erro c’è il Pignoletto!

    Alessandro 5 mesi ago Reply

    Grazie Giulia! 😀 si esatto, in Emilia c’è il Pignoletto e più precisamente è tipico di Bologna! 🙂

  • Anna 5 mesi ago Reply

    Con l’asprinio abbinato alla pizza con la bufala mi hai conquistato! Il Monica ricordo di averlo provato in Sardegna in un agriturismo in cui anche la proprietaria si chiamava MONICA 😉e ci era molto piaciuto!

    golosiitineranti 5 mesi ago Reply

    Cara Anna, ci sarebbe da parlare per ore di vini regionali 🙂 conta che in genere un vino tipico si abbina ad altrettanti piatti tipici regionali! La cosa divertente poi è invece fare abbinamenti extraregionali, potrei divertirmi per ore! 😉 detto ciò
    Sono un fiero sostenitore del vino abbinato alla pizza, e anche se molti storcono il naso posso garantirti che molti vini si sposano meglio delle birre! Un abbraccio

  • Chiara Falsaperla 5 mesi ago Reply

    simpatico questo articolo, io conoscevo solo il grillo…adesso grazie a voi ne conosco di più 🙂

  • Elena 5 mesi ago Reply

    Mi scopro molto ignorante in fatto di vini! Conosco solo il Monica e il Dolcetto!

    golosiitineranti 5 mesi ago Reply

    Cara Elena, il bello dell’essere ignoranti è che non c’è mai fine alle cose da imparare! 🙂 pensa che invece il Monica non è così conosciuto! E quando provo a vendere un dolcetto la gente mi guarda male perché vuole un vino secco 😀

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