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Giappone nascosto: due giorni sul Monte Koya

Di recente sono tornata dal mio quarto viaggio in Giappone, due settimane dense di emozioni e dei colori autunnali che amo tanto.

Il nostro itinerario si è concentrato nella regione del Kansai tra Kyoto e Osaka e si è affacciato nel Chugoku, a Okayama e Himeji.

È stato un viaggio ricco di luoghi da esplorare e di esperienze da provare. Quella che mi è rimasta più impressa è stata la nostra permanenza presso il tempio buddhista Ekōin, sul Monte Koya.

Un po’ di storia…

Dovete sapere che il monte Kōya è stato ed è tuttora la culla del Buddhismo Shingon , che affonda le sue radici attorno all’804.

Situato vicino ad Osaka, nella prefettura di Wakayama, il Koyasan (san significa montagna) è stato scelto come sede da Kūkai (meglio conosciuto come Kōbō Daishi), che fondò proprio qui il Buddhismo Shingon dopo il suo viaggio in Cina.

Da allora è un’importante meta di pellegrinaggio e di preghiera ed è diventato Patrimonio UNESCO nel 2004; il suo cimitero, l’Okunoin, è il più grande e il più importante del Giappone e sono in molti a voler seppellire qui le proprie ceneri.

Ad oggi sul Monte Kōya c’è una vera e propria cittadina di montagna, con tanto di negozi e ristorantini. Tuttavia basta poco per calarsi in un’atmosfera completamente diversa, vediamo come!

Alloggiare in un tempio: una giornata tipo

Sul Monte Kōya attualmente ci sono circa 120 templi, di cui 52 con la foresteria (shukubō). Noi abbiamo dormito una notte presso lo shukubō del tempio Ekōin, in una camera molto grande con tanto di verandina che dava sul bosco retrostante.

È stata un’esperienza davvero unica: siamo stati accolti dai giovani monaci, che ci hanno dato la camera e spiegato le diverse attività e l’ora in cui si svolgono.

Innanzitutto si cena alle 17:30 in punto, ognuno nella propria camera; sono sempre i monaci a portare la cena, che è vegana (shojin ryori) e si articola in diverse piccole portate, come del resto tutti i pasti tradizionali in Giappone.

Il cibo ci è piaciuto moltissimo: diversi tipi di sottaceti, verdure cotte al vapore, un brodino saporito, un’altra zuppa con dei tagliolini e del tofu, un  cubetto di gomadōfu (tofu al sesamo) con la sua salsina, riso bianco, frutta e tè verde…sicuramente ho scordato qualcosa, talmente tanti erano i piattini. In ogni caso non siamo andati a letto affamati!

L’Ekōin offre un ampio ventaglio di attività: praticare la meditazione ajikan, trascrivere un sutra e partecipare a due rituali di preghiera. Noi per la prima sera ci siamo prenotati per il tour notturno del cimitero Okunoin, che partiva proprio dal nostro shukubō. Se alloggiate presso altri templi potete comunque partecipare prenotandovi in anticipo. Di questo vi parlerò a breve perché merita un paragrafo a parte!

Siamo tornati verso le 21, fate attenzione a rispettare il coprifuoco del vostro tempio perché una volta che il portone esterno è chiuso restate fuori!

Prima di andare a dormire ci siamo scaldati con un bel bagno bollente. I bagni sono divisi tra uomini e donne ma sono in comune: andate vestiti con lo yukata e la giacchetta che trovate in camera, portandovi il necessario  (shampoo e bagnoschiuma di solito ci sono già, ma vi conviene portarvi spazzolino, dentifricio, spazzola, asciugamano e biancheria pulita).

In bagno si ripongono i propri oggetti in una cesta e si accede alla stanza con la vasca comune (ofuro) e le docce, anche queste ovviamente senza divisori.

In Giappone si usa lavarsi seduti su uno sgabellino utilizzando il doccino oppure versandosi addosso acqua calda raccolta in un’apposita bacinella. Dopo esservi ben lavati e sciacquati se volete potete rilassarvi nell’ofuro e scambiare due chiacchiere con i vostri compagni di bagno!

Lì la nudità è vissuta in modo molto diverso rispetto all’Occidente, grazie anche all’antica tradizione termale e alla cultura dei bagni pubblici.

Dopo il bagno ci siamo raggomitolati nei nostri futon con il piumone e ci siamo alzati alle 6 del mattino seguente. Alle 6:30 infatti bisogna essere al tempio principale per la preghiera del mattino: eravamo tutti infreddoliti perché in calzini (non si entra nei templi o nelle case con le scarpe) e ci siamo messi sui talloni per assistere alla funzione. Tre monaci hanno recitato sutra per 30 minuti consecutivi, non so come abbiano fatto e mi sarebbe piaciuto conoscere il significato delle parole, ma comunque è stata un’esperienza affascinante.

Alle 7:00 ci siamo spostati di edificio, stavolta per presenziare al rituale del fuoco Goma: un monaco batteva ritmicamente su un tamburo recitando sutra, mentre un altro si apprestava a dare fuoco a dei legnetti, creando una piccola pira e alimentando sempre di più il fuoco. Questo rituale ha la funzione di espiare i peccati ed è stato veramente emozionante.

Cliccate qui per vedere una piccola parte del rituale.

La nostra permanenza al tempio si è conclusa dopo colazione, che viene servita alle 7:30 in punto.

 

Cosa vedere sul Koyasan

Sebbene ci siano già parecchie cose da fare presso il vostro shukubō, vi consiglio di dedicare almeno mezza giornata alla visita del complesso monastico, in particolare al complesso del Danjo Garan, al Kongōbuji e naturalmente al cimitero, l’Okunoin.

Noi li abbiamo visitati dopo aver fatto il check in al tempio e la mattina del check out, sfruttando al meglio il tempo disponibile.

Il Kongōbuji è la residenza dell’abate del Koyasan: si tratta di un enorme tempio tutto di legno, dove potrete ammirare degli splendidi fusuma (pannelli scorrevoli) dipinti a mano e un grande giardino zen; sono inclusi nel biglietto una tazza di tè caldo con un dolcetto.

Il Danjo Garan è un grande complesso di templi, il primo fatto costruire da Kōbō Daishi; la bellezza di questo luogo viene amplificata dall’atmosfera sacrale che vi si respira: i templi sono circondati da imponenti alberi di cryptomeria e non si sente nessun rumore dalla strada. Il foliage autunnale non fa che aumentare la magia!

Ma il vero tesoro del Monte Kōya è l’Okunoin, un luogo sacro dove la storia si intreccia con i segreti della dottrina Buddhista…

Okunoin: non proprio un cimitero

Come vi ho già accennato, abbiamo fatto un tour notturno dell’Okunoin e ve lo consiglio tantissimo. La cosa bella è che a guidarvi è proprio un monaco, che a passo di marcia vi condurrà all’interno del cimitero, illuminato solamente dalle lanterne.

Il nostro monaco-guida si chiamava Yuta ed è stato bravissimo a spiegarci (in inglese!) come mai l’Okunoin è così importante per i buddhisti.

Innanzitutto vi sono più di 200000 tombe e questo lo rende il più grande cimitero del Giappone.

Tuttavia per i buddhisti questo non è un luogo dove riposano i morti, bensì dove gli spiriti attendono la venuta del Buddha del futuro (Miroku); vi dirò di più: l’Okunoin è sede del mausoleo di Kōbō Daishi, che si è ritirato a meditare nell’835. Secondo i più credenti egli non è morto ma si risveglierà dalla meditazione quando arriverà il Buddha Miroku.

L’Okunoin si articola in un percorso di circa 3 km, diviso da tre ponti. L’ultimo ponte porta alla parte più segreta del cimitero, ossia al mausoleo di Kōbō Daishi. Vi assicuro che di notte è molto suggestivo, perché in questo luogo vengono raccolte centinaia di lanterne sempre accese; è vietato fare foto al di là di questo ponte, ma non mi dimenticherò mai l’emozione di essere lì ad occhi chiusi, mentre Yuta recitava il Sutra del Cuore e noi pregavamo in silenzio.

Sebbene la visita notturna sia molto particolare, vi consiglio di tornare all’Okunoin il giorno seguente, così da vedere anche i dettagli che al buio è impossibile notare e ritrovare i riferimenti dati da Yuta la sera precedente.

Informazioni utili

Arrivare sul Monte Kōya da Osaka è un po’ laborioso, ma fattibile. Calcolate circa 2 ore e mezza di viaggio.

Fate il Koyasan World Heritage ticket alla Stazione Namba Nankai; prendete un treno diretto per Gokurakubashi (trattandosi di un limited express vi costerà un po’ di più ma impiegherete meno tempo ad arrivare) oppure un treno locale fino ad Hashimoto, dove cambierete per Gokurakubashi.

Da qui bisogna prendere una funivia, anche questa compresa nel biglietto, che in 10 minuti vi porterà alla stazione del Koyasan. Infine prendete un autobus che vi porterà fino in città in circa 10 minuti.

La cosa bella di questo biglietto è che è andata e ritorno e ti dà anche degli sconti ad alcuni templi e negozi; il costo del biglietto normale è di 2860 yen, mentre quello limited express costa 3400 yen.

Noi abbiamo avuto un piccolo inconveniente: a causa di un recente tifone si sono danneggiati dei binari, così ad Hashimoto abbiamo preso un pullman che ci ha portato direttamente alla stazione del Koyasan. Ovviamente il pullman resta compreso nel biglietto e a parte allungare la durata del viaggio di un’oretta è andato tutto liscio.

– Per quanto riguarda la prenotazione di uno shukubō, noi abbiamo trovato l’Ekoin tramite Booking. Se masticate un po’ di giapponese c’è anche un sito apposito che raccoglie tutti i templi del Monte Koya; alcuni hanno il sito in inglese, ma la maggior parte sono in giapponese.

Per spostarsi sul Monte Kōya ci sono due linee di autobus e dovreste aver compreso nel biglietto tutti gli spostamenti che volete; tuttavia la cittadina è molto piccola, pertanto vi consiglio di camminare e di vedere il più possibile a piedi.

Curiosità

– Sul Koyasan (ma anche nel resto del Giappone) noterete delle piccole statue di Buddha vestite con cuffiette e bavaglini rossi: si tratta di jizō, il Buddha associato ai bambini morti prematuri o per aborto. La statuina stessa ha sembianze infantili, e le mamme che hanno perso un bimbo la vestono in segno di offerta. Per questo motivo vedrete tanti jizō “vestiti”, soprattutto nei cimiteri.

– Nell’Okunoin c’è un pozzo nascosto; si dice che chi non riesca a vedervi il proprio riflesso morirà entro tre anni…provate se avete coraggio!

– Sempre nell’Okunoin, dopo il terzo ponte, c’è la pietra di Miroku: si dice che pesi quanto i vostri peccati, provate a sollevarla (se ci riuscite)!

– Divertitevi a cercare le tombe delle grandi aziende nipponiche: noi abbiamo visto quella della Panasonic! Sono infatti molti i magnati che fanno erigere una tomba “aziendale” e che invitano i loro dipendenti a visitare il Monte Kōya almeno una volta nella vita…e di fatto gli offrono anche un luogo di sepoltura!

– Di notte vi salterà sicuramente all’occhio che le lanterne dell’Okunoin hanno ai lati dei fori a forma di mezza luna o luna piena. Nel Buddhismo Shingon la luna rappresenta la mente umana: da lontano sembra liscia, perfetta e immutabile, ma da vicino ci si accorge che in realtà è frastagliata, irregolare e in continuo cambiamento.

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