Loading...

Vi racconto la Sardegna

C’è qualcosa di speciale nell’aria quando si pensa alla Sardegna.
Che cosa si immagina quando si parla di questa grande isola? Io penso alle sue splendide spiagge, ai paesaggi di terra rossa, agli onnipresenti fichi d’india, al suo vento, alle sue tavole piene di gustosi  “culurgiones” e “malloreddus” o di maialetti cotti nei caminetti accompagnati da ottimi calici di vini caldi, sapidi e mediterranei.
In questo itinerario ci siamo addentrati nel cuore dell’Ogliastra, un territorio racchiuso tra il mare e la montagna e forse la parte più selvaggia dell’isola, sicuramente quella meno turistica, che però non lascia delusi gli amanti della natura e del mare, regalando splendidi paesaggi e bellissime coste, grotte e spiagge dislocate nelle diverse calette.



Era un’ora talmente improponibile per svegliarsi al mattino che non ricordo nemmeno quale fosse, tuttavia ci alziamo e organizziamo le nostre cose per andare a prendere il traghetto a Livorno; è la seconda volta che prendo un traghetto, ma la prima volta avevo 6 anni e non ricordo niente, a parte la nausea che provavo nel lungo viaggio in macchina che da Treviso ci aveva condotto a Civitavecchia. Facciamo colazione velocemente, in un b&b su cui abbiamo pernottato a Cascina, in provincia di Pisa: è una deliziosa stanzetta in legno sbiancato e predisposto con un piccolo angolo cottura per preparare semplici cose; per la colazione la proprietaria ci ha fatto trovare le cose necessarie, ma son tutte del marchio biologico Coop e io mi gaso tantissimo perché sembra ancora più una cosa fantastica! Non abbiamo tanto tempo a disposizione, malgrado l’alzataccia: sappiamo che Livorno dista a circa mezz’ora di strada, ma forse per questo ce la prendiamo comoda. Quando sei a casa e conosci le strade e i percorsi per arrivare da un luogo all’altro, sai calcolare l’equivalente di mezz’ora, ma quando sei lontano da casa tua non sai davvero come vanno le cose! Infatti arriviamo a Livorno per un pelo. Ma ci siamo, siamo in coda per salire sul traghetto. Quelli che ci indicano come disporre le macchine una volta saliti sembrano un tantino isterici, ma ce ne dimentichiamo subito (in realtà ci rimane il terrore che possano sgridarci anche al ritorno). Un’altra coda per consegnare i documenti di imbarco quando raggiungiamo la “stanza poltrone”; la nave sembra uscita dagli anni ’90 e non vedevo sedili tanto unticci dall’ultima volta che ho preso un treno con Trenitalia coi sedili in tessuto. Abbiamo portato con noi zaino, acqua, la valigetta col computer e un sacco di enigmistiche, compresa l’illusione di potersi attaccare al wi-fi gratuitamente e magari vedere qualche film in streaming. Invece connettersi al wi-fi ha un prezzo proibitivo e pure la Wind mi manda un messaggio promozionale per attivare un piano tariffario. Niente pc, niente telefono, ma nemmeno molto altro da fare! Per il viaggio di ritorno ci saremmo organizzati diversamente (torneo di Macchiavelli e Scala Quaranta per SEI ore, mangiando caramelle Haribo e bevendo succo di frutta).
Comunque, arrivare in Sardegna non è mai stato così lento come gli ultimi 15 minuti che ci vogliono per attraccare al porto.

Lentamente, una volta usciti dal porto, iniziamo a scendere da Olbia verso Dorgali; è incredibile quanto sia lunga la Sardegna, eppure è proprio così e le strade sembrano sempre interminabili, ma intorno il paesaggio è un ottimo compagno di viaggio, bellissimo ovunque ti giri, ricco di rilievi collinari e montuosi a tratti costeggiati dal mare visibile in lontananza dalla strada. Scopriamo presto che per percorrere la grande isola, il nostro punto di riferimento è la SS125, una lunga e quasi interminabile strada che tuttavia funge da collegamento rapido per la parte orientale della regione. A Dorgali non vediamo molto perché ci andiamo per passare alla Cantina Sociale a comprare subito un po’ di vino e per fare qualche scorta per l’appartamento, ma avendo avuto più tempo in zona sono diversi i punti di interesse. Tempo di sgranchirsi un po’ le gambe che stiamo già scendendo verso Loceri, dove alloggeremo per quei 10 giorni. Inizia così la nostra avventura in Sardegna.
Bisogna avere un po’ di pazienza all’inizio, quando siamo abituati ad associare le vacanze al mare con centri cittadini pieni di negozi e attrazioni turistiche, perché scopriamo presto che in questa parte di Sardegna  tutto questo passa in secondo piano, a favore di una realtà culturale più affezionata alle tradizioni e al legame col proprio territorio.

Ma una delle prime cose che imparo ad apprezzare è quando la mattina presto mi sveglio ed esco fuori sul porticato a respirare la prima aria della giornata, intanto che da lontano posso scorgere il mare e godere anche da dove sono io della sua brezza trasportata dal vento, che durante il nostro viaggio ci ha sempre accompagnato, a volte mite e a volte più prepotente.
    
Abbiamo scelto una meta che ci consentisse di stare in tranquillità e rilassarci, così di giorno prendiamo la macchina e approdiamo nelle diverse spiagge della zona, da Torre di Barì (Barì Sardo), a Cea, al Lido di Orrì, a Santa Maria Navarrese, dove troviamo un mare sempre meraviglioso (talvolta anche mosso a causa del vento) e pieno di pesciolini che ci mangiano i piedi. Sono soprattutto i fondali del mare ad affascinarmi, e ben dotato di maschera li esploro fin dove riesco a nuotare.

Una volta a Santa Maria Navarrese mi diverto anche a tuffarmi da uno degli scogli che si trovano a pochi metri dalla spiaggia; il fondale è bello profondo e provo uno strano brivido a ogni tuffo che faccio; in sostanza mi chiedo sempre “sbatterò la testa??”, e poi ogni volta che entro in acqua sono ancora tutto intero, e lo rifaccio.
Poi per quanto mi riguarda, non posso fare a meno di innamorarmi di Barì Sardo e della sua spiaggia, che mi suggestiona in ogni momento della giornata in cui la vedo, dalle prime luci del mattino al tramonto.



Per vedere qualche paesino più grosso dove passeggiare e fare qualche compera dobbiamo invece scendere a Tortolì, a circa un quarto d’ora da Loceri; è a questo comune che appartengono alcune delle meravigliose spiagge che già abbiamo nominato, come Cea e il Lido di Orrì, oltre che alla scogliera rossa di Arbatax, sede del porto che, insieme all’aeroporto, collegano la Sardegna al resto di Italia e d’Europa.
A circa mezz’ora dista invece Baunei, antico paese di pastori la cui altitudine (480m) gli consente di avere un’impronta montana, pur non essendo distante da alcune delle sue coste più belle come Cala Goloritzè e Cala Mariolu, raggiungibili tramite accessi via mare. Poco prima di arrivare al paesino, è lungo la strada che ci si può fermare e godersi una splendida panoramica dei paesini sottostanti e delle coste che da li ci sembrano quasi lontane.
La vera sfida tuttavia la affrontiamo quando una mattina decidiamo di prendere la macchina e scendere a Cagliari; sono due ore di distanza, ma non ci spaventano, e talvolta è necessario essere disposti a percorrere anche lunghe distanze per poter visitare la Sardegna oltre quello che ci circonda. La strada verso Cagliari è lunga ma è affascinante scoprire che andando verso la parte meridionale dell’isola il paesaggio lentamente muta e lascia spazio a una terra più arida e calda costeggiata dal mare fino a un certo punto; le strade man mano diventano più grandi e affollate, fino a che non si arriva nel centro della città; qui ci troviamo di fronte a una vera e propria “grande città” come siamo abituati a conoscerla, con la sua caoticità, i suoi grandi edifici, i suoi monumenti che nel tempo hanno testimoniato ognuno il proprio pezzo di storia.
    
Forse l’emozione più grande la provo tuttavia la seconda volta che decidiamo di scendere verso la parte meridionale dell’isola, diretti verso Punta Molentis (1h e 30 circa di distanza da Loceri), una spettacolare spiaggia appartenente al comune di Villasimius. Ma non è solo il vedere una “bella spiaggia” che colpisce e lascia affascinati: mentre scendiamo verso Punta Molentis infatti, ci fermiamo in un punto panoramico da cui possiamo anche vedere in lontananza l’Isola di Serpentara (vedi foto in apertura del post): è così che da un po’ in alto dove siamo possiamo lasciarci rapire dalla bellezza naturale del mare aperto e della natura intorno che lo circonda.

L’ultimo paesino di cui vi parlo è Orgosolo, che visitiamo l’ultimo giorno della nostra appartenenza mentre risaliamo verso Olbia, diretti a prendere il traghetto di ritorno; è una sosta breve ma significativa, perchè Orgosolo è famoso per essere tappezzato di murales che colorano le mura delle case ma al tempo stesso raccontano di temi legati alle problematiche locali e di principali temi storici italiani e internazionali (come il murales dedicato alle Torri Gemelle). Passeggiando per le viuzze possiamo quindi leggere anche interi capitoli di storia contemporanea, un po’ sconosciuta e un po’ più conosciuta anche a noi che siamo più giovani.

Quando ci fermiamo a comprare una cartolina in sughero, il negoziante ci guarda divertito e ci dice che siamo mattinieri: sono le 10 del mattino e in effetti il piccolo paesino si sta da poco svegliando come si capisce dai primi altri negozianti che pian piano iniziano ad aprire le proprie botteghe.



Uscendo dalle colline di Orgosolo, ancora splendide colline, vigneti e qualche rilievo montano in lontananza, colori caldi che ci accompagnano fino al ritorno.

Finisce qui questa prima parte di itinerario: non ho potuto fare a meno che dedicare un post dove parlare solo della bellezza dei luoghi di questa parte di Sardegna, mentre a breve vi farò una seconda tappa-virtuale per parlarvi della sua cucina e ovviamente dei suoi vini!

Alcune note di viaggio:



Per viaggiare abbiamo scelto il mese di settembre, quando la stagione sta finendo ma è ancora piacevole passare il tempo a prendere il sole e a fare il bagno in acqua, inoltre è un mese consigliato a chi non ama i periodi molto affollati. Unica pecca, il vento di settembre è abbastanza forte e a volte può risultare fastidioso (tuttavia il vento in questa regione è abbastanza caratteristico lo stesso!).

La Sardegna si può raggiungere via aerea o via mare, e noi abbiamo preferito quest’ultima, sicuramente svantaggiosa in termini tempistici (un viaggio in media dura dalle 6 alle 7 ore), ma potete scegliere di fare un viaggio di notte e approfittarne per portare a casa qualche prodotto tipico in più. Come compagnia abbiamo scelto la Moby, anche se vi consiglio di consultare più compagnie a seconda anche di quando prenotate il viaggio.

Qui sotto alcuni siti web validi per viaggiare e visitare l’Ogliastra:

http://www.enjoydorgali.it/it/

http://www.barisardo.net/

http://www.sardegnaturismo.it/it/punto-di-interesse/tortol%C3%AC

https://www.calagononecrociere.it/crociere/partenza-da-cala-gonone/la-grotta-del-bue-marino/

http://www.visitbaunei.it/

http://www.turismo.ogliastra.it/

Print Friendly, PDF & Email

No Comments

  • LC 10 mesi ago Reply

    E' con emozione che ti ringrazio di questo tuo regalo, un piccolo scorcio di una regione che nonostante la globalizzazione é riuscita a mantenere intatto il suo spirito, la sua anima. Leggendoti, é parso anche a me di guidare ancora tra l'ispido Gennargentu e le sue terre selvagge, quasi inesplorate, e di passare nelle piccole strade che collegano l'asfalto ai profumi della macchia mediterranea mista alla salsedine.. Da Ogliastrino inoltre ti ringrazio per aver raccontato la vera faccia di una regione fiera che non appartiene ai vizi della Costa Smeralda o le grida di Villasimius.
    A presto

Leave a Reply

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: